ERMES MELONI (1938-2015)

Lissone - Gino Meloni

 

 

 

 

 

 

 

ERMES MELONI

Ermes Meloni nasce a Lissone nel 1938. Figlio d’arte, negli anni della sua giovinezza, grazie al padre, Gino Meloni, conosce gli artisti più importanti di quel periodo. Dopo gli studi del Liceo scientifico, frequenta e si diploma in Scultura, all’Accademia di Belle Arti di Brera, allievo di Marino Marini, dal quale apprende l’arte della semplicità, della sintesi formale, dal tocco leggero e non insistito.

Meloni all’impegno artistico coniuga quello didattico in qualità di docente al Liceo Artistico, inoltre conduce la Direzione Artistica della Libera Accademia di Arti figurative presso “Famiglia Artistica Lissonese”, fondata nel 1934 dal padre , pittore di fama internazionale, alla cui morte gli succede proseguendo con impegno “la sua missione”, perché tale è stata, sino al giorno della sua scomparsa avvenuta  il 9 febbraio 2015.

L’insegnamento per Ermes, rappresentava il contatto umano con persone di mentalità ed esperienze differenti, per lui i suoi allievi erano ragione di stimolo verso nuove soluzioni; del suo allievo, voleva capirne il carattere, la personalità e i valori che ne stavano alla base, e alla fine liberarlo da tutte le sovrastrutture culturali e da tutte le esperienze che magari erano dovute alla durezza della propria professione o mestiere esercitato. Meloni amava lavorare con ognuno dei suoi studenti, voleva conoscerli per poter proporre loro nuove soluzioni adatte alle loro capacità e alle loro personalità.

Meloni incominciò ad esporre a mostre collettive alla metà degli anni Sessanta (nel 1965 inviò opere in Olanda alla Mostra rappresentativa delle Accademie italiane, partecipò alla Mostra “dieci nuovi scultori italiani” alla Pinacoteca Civica di Lissone, alla Mostra Internazionale tenutasi alla Rocca di Angera e a “Due ipotesi di realismo: I lombardi e i marchigiani” di Ascoli Piceno, ed inviò poi opere a numerose mostre collettive tenute in vari centri lombardi da Milano, Monza, Desio, Seregno, Lissone.

Fra tutte si ricordano il XII Concorso Nazionale Ramazzotti di Milano nel 1967, il III°premio Nazionale di Scultura Città di Seregno del 1968: la collettiva allo Studio Antilinea di Cagliari del 1969; la LXII Mostra annuale d’arte della Regione Lombardia, del 1972 al Palazzo della Permanente di Milano, la XXVIII Biennale Nazionale d’arte Città di Milano, del 1974, al Palazzo della Permanente; sculture all’aperto del 1975, alla Villa Reale di Monza; Disegno e piccola scultura, M.I.A. di Monza; alla Rotonda della Besana di Milano e sculture a Desio, Desio tutte dal 1979. Il premio Ternate a Varese nel’ 81; un percorso Lombardo a Carimate (Como) nel 1983.

LA MEDUSA

foto ultime della mostra e la medusa di ermes 011

Ermes, oltre al ricordo come maestro per i suoi allievi ed amico dei tanti soci della Libera Accademia di arti figurative, lascia un’altra testimonianza di sè, una sua opera dal titolo “la Medusa”,  con la quale ha voluto commemorare  un evento speciale e precisamente per la ricorrenza dell’ 80° anniversario della fondazione della Famiglia Artistica Lissonese, dalla quale scaturì l’idea di foggiare delle medaglie  in argento da conferire in quell’ occasione ai Soci veterani.

In questa scultura, Ermes rappresenta la testa di Medusa decapitata da Perseo, dalla cui ferita, invece del cavallo alato Pegaso, fa nascere la Fal, la cui scritta viene posta al contrario.

Tra i capelli di Medusa, appaiono le scritte incise delle discipline svolte alla Famiglia Artistica Lissonese: pittura, scultura, grafica, ceramica, fotografia.

 

 

ELOGIO AD ERMES MELONI LETTO DAL PRESIDENTE GIUSEPPE VALTORTA DURANTE LE ESEQUIE

12 febbraio 2015

Non più di 20 giorni fa Ermes proponeva al Direttivo della FAL che assumessi la presidenza dell’Associazione dopo aver dato la disponibilità ad impegnarmi in questo nuovo servizio: ora sono chiamato a ricordarne la figura; il suo lungo impegno nella direzione artistica; la capacità di insegnare e trasmettere agli altri la sensibilità per l’ARTE nel solco di quanto ha saputo dare suo padre Gino alla nostra comunità; lui persona schiva ma disponibile, sempre attenta alle esigenze e alle necessità che i soci impegnati nei vari settori portavano alla sua attenzione.

Ho ritenuto però più corretto, visto il mio recente impegno di chiedere al presidente Peppino Pizzi, che ha condiviso con Ermes la gestione della FAL dopo la lunga presidenza di Paolino Vergani, un aiuto, di cui lo ringrazio, in quanto mi ha trasmesso uno scritto molto sentito che dice tutto: perciò lo leggo senza nulla aggiungere.

Per Ermes

Come una manciata di sabbia; quanti i sogni, le idee, le speranze nell’arte e nella vita. Scivola via la sabbia con il tempo e, alla fine, stretto il pugno, scoprire quello che ti resta: qualche granello, se hai avuto fortuna.”

E’ con queste parole che Ermes ha voluto introdurre la recente rassegna delle sue sculture nella bella Corte del Cagnat di Macherio. Una rassegna al cui allestimento si era impegnato di buona lena e di buon grado, lui che era noto per la sua ormai leggendaria ritrosia a mettersi in mostra. Le aveva voluto dare un titolo suggestivo, “Quello che resta”, un titolo che oggi assume un significato premonitore, quasi di testamento artistico e personale.

Hai ragione, Ermes, che cosa resta in mano oltre a qualche granello? Quando tiriamo le somme, come possono i miseri risultati delle nostre fatiche confrontarsi con i propositi, i desideri, le attese? C’è del tragico in questa consapevolezza dell’inettitudine del reale rispetto all‘ideale, in questa umana contraddizione che l’artista vive e soffre più di ogni altro, chiamato com’è a dare forma visibile, sulla tela o nel marmo, alla necessità di perfezione espressiva che gli brucia dentro.

Ma per noi che in Famiglia Artistica ti abbiamo conosciuto, ti abbiamo stimato e ti abbiamo voluto bene quei granelli di sabbia sono gemme preziose e luccicanti. Le abbiamo raccolte e le custodiamo come parte di noi, anzi come la parte migliore di noi, quella che talvolta ci fa sentire soddisfatti del nostro modo di essere e di agire. Se non avessimo quei granelli di consolazione che ci hai lasciato in eredità, oggi sentiremmo più forte il dolore del tuo repentino abbandono. E non ci conforterebbe il ricordo della tua saggezza, della tua perseveranza, della tua tolleranza, della imperturbabile bonarietà nella quale hai sempre saputo annegare l’emozione, il tormento, perfino la furia che pervadono la tua scultura.

Ci hai insegnato che l’arte, sia per i professionisti più celebrati che per i dilettanti della domenica, è un esercizio di sincerità e di verità; da te abbiamo imparato che la matita, il pennello e lo scalpello sono strumenti potenti, in grado di toglierci di dosso le maschere dei ruoli e delle convenzioni sociali e di rivelare a noi stessi e agli altri la nostra vera natura individuale, la nostra più intima e segreta visione del mondo.

In continuità con tuo padre, che solo pochi mesi fa nel nostro Museo civico hai commemorato con filiale commozione, sei stato un direttore artistico geniale e generoso, rispettato e amato da più generazioni di allievi della nostra Scuola, un membro influente del nostro Consiglio, un socio fedele e appassionato. La FAL ti deve molta della considerazione di cui gode da parte della cittadinanza lissonese.

E la FAL oggi è tutta qui, stretta alla tua famiglia, a salutarti e a renderti onore con i profondi sentimenti di gratitudine e di affetto che si provano per un grande maestro. Riposa in pace, Ermes, metteremo tutto l’impegno di cui saremo capaci per essere degni del tuo lascito.